Una villa storica
pensata per l’ospitalità
contemporanea.
Villa Levi nasce nel 1905 a Sanremo come residenza di villeggiatura della famiglia Levi, protagonista della vita industriale e finanziaria italiana tra Ottocento e Novecento. L’edificio si inserisce nel contesto del turismo aristocratico e borghese che trasformò la Riviera ligure in una delle destinazioni più prestigiose d’Europa, scelta anche per la salubrità del clima e la qualità del paesaggio.
La villa prende il nome da Giorgina Levi, amata figlia del fondatore, alla cui memoria furono dedicate importanti opere architettoniche e artistiche. Dopo la Seconda guerra mondiale e la morte di Isaia Levi, la proprietà venne destinata alla Santa Sede e successivamente trasformata in pensionato e orfanotrofio, assumendo progressivamente la configurazione attuale.
Oggi Villa Levi continua a custodire questa memoria, offrendo agli ospiti un soggiorno
immerso nella storia della Riviera.
Storia
Villa Levi non è solo un hotel, è un’eredità fatta di passaggi e rinascite. Legata alla storica famiglia torinese Levi, la villa è stata residenza privata e luogo di cura, fino a ricevere l’autorizzazione di Papa Francesco per la sua nuova vita.
Stile
Lo stile della Villa è un dialogo tra epoche: le linee Liberty e i pavimenti storici incontrano un arredamento essenziale e contemporaneo. Nulla è eccessivo, tutto è pensato per lasciare spazio alla luce e alla sensazione di calma, in un mix armonico di fascino d’epoca e comfort moderno.
Giardino
Ottomila metri quadrati di parco privato circondano la Villa, proteggendola dal caos della città. È un’oasi rara a Sanremo, dove il silenzio è interrotto solo dal vento tra le fronde. Qui la colazione si trasforma in un brunch lento, immerso in una natura che invita a rallentare.
Mare
Pochi passi separano il giardino dalla costa e dalla pista ciclabile, rendendo Villa Levi il punto di partenza perfetto per esplorare il litorale. L’aria salmastra e la luce riflessa filtrano tra le finestre, unendo interno ed esterno in un unico abbraccio.






